L’isola che non c’è: alla ricerca della felicità, tra ragione e fantasia

L’isola che non c’è. Ci sembra irraggiungibile eppure a volte è così a portata di mano.

Tutti abbiamo bisogno di crederci, di pensare che al di là di tutto ci siano momenti, situazioni o cose nelle quali, in qualche modo, possiamo davvero raggiungere quest’isola.

L’uomo ha bisogno di credere in determinati sogni a cui la realtà non ne offre la possibilità. Deve farlo, anche se razionalmente, pensandoci, un mondo “senza santi nè eroi…niente ladri e gendarmi…niente odio e violenza…nè soldati nè armi…” è chiaramente una chimera, e trovare un luogo così è pura fantasia.

Ma fortunatamente esiste ancora chi ai propri sogni ci crede, chi crede che un giorno tutto ciò possa essere realtà. E’ per questo che, pur capendo le ragioni di chi non crede a questo tipo di realtà, occorre incoraggiare chi ancora non abbandona quel sogno e, da eterno bambino, si lascia guidare dalla fantasia e da quell’ideale che la ragione non riesce a spegnere.

E a chi non ci crede o, peggio, ti ride alle spalle? È soltanto più pazzo di te, perchè, in realtà, si autocondanna a non vedere orizzonti.